Home 
Il personaggio
 Roberta Vinci, a tu per tu con la regina italiana del tennis...

Roberta Vinci, a tu per tu con la regina italiana del tennis – L’INTERVISTA

1836
0
roberta vinci

Una vita fatta di sacrifici, rinunce, ma i cui risultati sono entrati di diritto nella storia del tennis italiano e mondiale. Dopo quasi vent’anni di carriera, Roberta Vinci ha mollato la racchetta, quella compagna che sembrava inseparabile. Lo ha fatto a 35 anni, quando si è resa conto di essere stanca, “fisicamente e psicologicamente”, e perché forse era finalmente arrivato il momento di dare qualcosa a sé stessa. Ma anche per dedicarsi al tennis in altra maniera, senza abbandonarlo del tutto. Un amore troppo forte, il suo, che oggi le consente di “tramandare” consigli, sulla scorta di quell’esperienza che l’ha portata a successi strepitosi, alla consacrazione del doppio più forte al mondo, in coppia con Sara Errani, e ad abbattere una colonna portante del tennis femminile, come Serena Williams.

Quasi 18 anni di storia del tennis italiano. Lasciati i campi, per che cosa vorrebbe essere ricordata?
“Per la persona che sono stata, oltre che per l’atleta. Non tanto per il mio dritto o rovescio ma più per un’atleta che ha sempre dato il massimo e che si è comportata bene, nonostante in campo, a volte, si possa trasmettere molto nervosismo. Ho vinto tanto, ma non è solo per quello che voglio essere ricordata”.

Che sensazione si prova a battere una campionessa come Serena Williams?
“È stato l’apice della mia carriera. La vittoria più bella e inaspettata. Ho toccato una sensazione e un’emozione irripetibili, e che sapevo sarebbe stato impossibile rivivere. È stato il top”.

Ci parli della coppia Vinci-Errani.
“In doppio, io e Sara abbiamo vinto tutto. Siamo state la prima coppia italiana a completare tutti gli slam. Ci siamo piazzate al primo posto per tre anni, vincendo. Che dire, ho avuto una carriera piena di successi, in singolo, in doppio, anche a squadre e per l’Italia”.

Roberta Vinci

A che cosa ha dovuto rinunciare per il tennis?
“Ho fatto tanti sacrifici per cercare di diventare una giocatrice. Sono andata via a 13 anni, da Taranto a Roma, in Federazione, per cercare di allenarmi meglio, perché lontana da casa avevo più possibilità di essere seguita. Quando ero piccola, a Taranto non avevamo nemmeno il campo coperto. Non è stato facile, per una ragazzina di 13 anni, perché ero abituata a fare compiti con mia madre, a mangiare un panino al volo prima di andare a giocare. Ma tutti questi sacrifici sono stati ripagati. Di sicuro non ho avuto un’infanzia normale. Niente cinema, niente uscite con le amiche”.

Quindi sveglia al mattino presto, allenamenti, partenze e incontri. E adesso?
“Ora sono più tranquilla, senza orari e allenamenti massacranti, che fino a poco tempo fa erano a tutte le ore. Sono più serena, e piano piano me la sto godendo. Diciamo che non ho programmi, però mi alleno sempre. Gioco a padel, mi piace molto, corro, e vado anche in palestra. Ma non come prima. Alla fine sono rimasta nel tennis, oggi lavoro a Milano con il Tennis Club lombardo. Ma non più da giocatrice”.

Non solo tennis, però. Lei è anche una tifosa di calcio.
“Sono una sportiva a trecentosessanta gradi, e sono legata molto a Taranto, la mia città. Anche se a dire il vero non ci torno spesso, nonostante abbia più possibilità. Ma tifo per il Taranto. Ho preso questa passione da mio fratello, che la segue attivamente e sicuramente con più costanza rispetto a quanto faccio io, ma mi informo sempre sulla nostra squadra. Nella speranza di vederla presto nel calcio professionistico”.

Roberta_Vinci_05_Comms3_Lores[16]

Da quando è entrata nel mondo professionistico a oggi, com’è cambiato il tennis?
“È in continua evoluzione, anche se adesso si vede meno tecnica e più potenza. Per essere ad alti livelli, fisicamente devi essere un treno. Tutti tirano colpi molto forti. Ma c’è meno strategia, e se mi consentite la frase, si chiudono di più gli occhi per tirare forte. Il serve & volley non esiste quasi più. I tennisti che lo mettono in pratica si possono contare sulle dita di una mano. Oggi tutto il gioco è impostato da dietro, con molta esplosione e resistenza”.

Una “nuova” carriera sugli spalti, per seguire i suoi allievi. Che ne pensa?
“Oggi sto in campo con i ragazzi per dare tutti i miei consigli. Per fortuna ho accumulato, negli anni, tanta esperienza, e adesso mi piace consigliare e aiutare, anche gli stessi maestri. Parlo molto con tutti. Io sugli spalti? Magari! Mi piacerebbe davvero, anche perché non mi va di uscire completamente dall’ambito tennistico. Ho lasciato solo perché ero stanca fisicamente e mentalmente, ma non abbandono del tutto il tennis”.