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Il personaggio
 #StoriediSport: Edson Arantes do Nascimento detto Pelè

#StoriediSport: Edson Arantes do Nascimento detto Pelè

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Basterebbe guardare le onorificenze e i titoli di cui è stato insignito per capire la grandezza di questo giocatore. Calciatore del Secolo per la FIFA, per il Comitato Olimpico Internazionale e per l’International Federation of Football History & Statistics (IFFHS), Pallone d’oro FIFA del secolo (eletto dai precedenti vincitori del trofeo), Pallone d’oro FIFA onorario (unico calciatore al mondo), dichiarato “Tesoro nazionale” dal presidente del Brasile Janio Quadros, nominato, nel luglio 2011, “Patrimonio storico-sportivo dell’umanità.

Siamo nel 1940 e in Brasile nasce colui che è stato definito il più grande giocatore di tutti i tempi: Edson Arantes do Nascimento, al secolo Pelè. Un nomignolo che non gli è mai piaciuto, affibbiatogli da un suo compagno di scuola poiché pronunciava Pilè il nome del portiere Bilè.

Nato da un ex calciatore, Dondinho, data la povertà in cui versa la sua famiglia utilizza come pallone o un calzino o degli stracci riempiti con carta e legati con un laccio, oppure un frutto di mango.

La grandissima carriera di “O Rei” (il suo soprannome più famoso) inizia a 15 anni, quando l’ex calciatore brasiliano Waldemar de Brito, lo porta dalla dirigenza del Santos per un provino, definendolo il futuro miglior calciatore del mondo. Ci mette poco, quel ragazzino, a conquistare tutti: infatti, nello stesso anno fa il suo debutto in prima squadra, con gol, in un’amichevole contro il Corinthians de Santo Andrè. La stagione successiva viene inserito in pianta stabile in prima squadra e, a soli 16 anni, diventa capocannoniere del Campionato Paulista, conquistandosi anche la convocazione nella nazionale brasiliana. E in nazionale, al suo debutto, contro gli acerrimi rivali dell’Argentina, non ancora diciassettenne, mette a segno l’unica rete dei verde-oro di quella partita. Un predestinato.

Ma questo gol è solo l’inizio. Il mondo intero inizia a conoscere davvero Pelè nel 1958 quando, a 17 anni, il ct della nazionale brasiliana, Vicente Italo Feola, decide di convocarlo per i mondiali in Svezia. Giocatore più giovane del torneo e il più giovane ad aver mai disputato una partita della fase finale della Coppa del Mondo, Pelè risulta decisivo nei quarti di finale conto il Galles siglando l’unico gol della partita, in semifinale contro la Francia segnando una tripletta, e in finale contro la Svezia in cui la sua doppietta vale la vittoria della prima Coppa del Mondo per il Brasile. Pelè termina il torneo con 6 gol all’attivo, secondo nella classifica cannonieri. Un vero tripudio!

La prima rete contro la Svezia, poi, viene scelta come una delle migliori segnate nella storia della Coppa del Mondo.

In Nazionale Pelè vince altri due mondiali, Cile 1962 e Messico 1970, diventando l’unico giocatore al mondo ad aver vinto 3 Coppe del Mondo. Tarciso Burgnich, difensore italiano incaricato della sua marcatura nella finale in Messico, dopo la partita dichiara: “Prima della partita mi ripetevo che era di carne ed ossa come chiunque, ma sbagliavo“.
Il Sunday Times il giorno dopo la finale dei mondiali 1970 titola : “How do you spell Pelè? G-O-D” (come si scrive Pelè? D-I-O).

Dopo il Mondiale del 1962, il governo del Brasile dichiara PelèTesoro nazionale” per evitare trasferimenti all’estero, date le numerose offerte arrivate al Santos da squadre europee.

Termina la carriera in nazionale con 92 partite e 77 reti, miglior cannoniere della selezione brasiliana di sempre.

La sua carriera è legata solo al Santos e al Brasile, un limite che molti gli riconoscono, soprattutto nei paragoni con Maradona. Ma un giocatore che ha segnato 1281 gol in 1363 partite (riconosciuto dalla FIFA come unico giocatore al mondo ad aver superato quota 1000 gol) non può essere messo in discussione.

Abile sia di destro che di sinistro, forte di testa con una grande elevazione nonostante la sua piccola statura, è dotato anche di una velocità straordinaria.

Il grande Gianni Brera scrive di lui: “Pelé vede il gioco suo e dei compagni: lascia duettare in affondo chi assume l’iniziativa dell’attacco e, scattando a fior d’erba, arriva a concludere. Mettete tutti gli assi che volete in negativo, poneteli uno sull’altro: esce una faccia nera, un par di cosce ipertrofiche e un tronco nel quale stanno due polmoni e un cuore perfetti

Alla carriera di Pelè sono stati dedicati numerosi film e documentari, l’ultimo, “Pelè“, nel 2016. Antonello Venditti lo cita nella sua canzone Giulio Cesare :”Era l’anno dei mondiali quelli del ’66, la regina d’Inghilterra era Pelé“.

Nel 2014, un gruppo di informatici calciofili, basandosi sui racconti dei giornali e le testimonianze dei presenti, ha ricostruito al computer quella che secondo Pelè stesso è la rete più bella da lui messa a segno, di cui purtroppo non ci sono immagini televisive.

Il giudizio su Pelè ha unito e al tempo stesso diviso parecchi esperti di calcio. La storia, però, lo descrive come il miglior giocatore di tutti i tempi.